domenica, marzo 11

Nouvelle Green

"Nouvelle Vague 5"
" Cinque?"
"Si'. Nouvelle Vague 5, Pipettes 0"

Questo il commento abbastanza sintetico ed efficace di Matt Share sul concerto dei senzazionali Nuovelle Vague. Da parte mia posso solo dire che, per fortuna, accade molto spesso di essere soddisfatti di un live, ma quelli che oltre a piacerti riescono ad emozionarti profondamente e farti sognare si contano veramente sulle dita di una mano, o sui petali di una margherita. Per ora il mio concerto dell'anno, in grado di prendermi così tanto da farmi rimangiare tutto il mio astio nei confronti delle cover band. Perchè Nouvell Vague, questi semplici ma unici e affiatatissimi artisiti francesi, sono talmente capaci di fare loro brani cari a tutti i fan di un certo tipo di musica indie da essere in grado di appropriarsi di canzoni magiche come "TenderHooligan", "Tainted Love", "Tuxedo Moon", "Making Plans For Nigel" , "Guns Of Brixton", "Blue monday" e restituirle trasformante e rinnovate con altrettanto amore.

Come non si possono amare
le due cantanti francesi che inscenano pantomime crepuscolari durante "Bela Lugosi is dead" , dalle atmosfere quasi velvettiane (e quale posto migliore per proporle) e danno il loro meglio in minicoreografiche movenze a metà fra ironia e ammiccamento?

"Do you wanna fuck with a French woman? "
Come dire di no? Una delle cantanti conta fino a tre, e terminato il countdown il pubblico esplode in un fragoroso "FUUUUUCK!!!!!"

Una simile e prorompente carica emotiva l'ho provata solo al concerto dei "Sons & Daughters". E dire che ci aspettavamo un asettico concerto sospeso a metà fra formalismo ed elettronica. Contrabbasso, due voci, batteria e percussioni, una semplice ma efficace chitarra acustica, una tastiera sorprendentemente molto discreta, sono state in grado di restituire alle cover proposte un'umanità e spontaneità in grado di arrivare dritta dritta ai nostri cuori. E per essere in grado di scaldarli meglio ecco che una delle due cantanti appare all'improvviso con un bel bottiglione di Jack Daniel. Scesa dal palco, non abbandonando mai passettini e allegri movimenti d'anca, tutta sorridente si mette a distribuire bicchierini di plastica alla prime file. Tornata a fare il pieno di "Uncle Jack" il pubblico brinda alla band francese e alla meraviglia di quella fantastica serata.

Incontentabile, dopo che la "band apart" si e' concessa per un bis addirittura per due volte, costringendo la solita chanteuse a disfarsi del cappotto per ritornare esibendosi accompagnata da sola chitarra e contrabbasso, non vedo veramente l'ora di poter mettere le mani sulla loro presunta cover di "Come on Eileen" dei Dexys Midnight Runners.

Probabilmente le canzoni piu' emozionanti proposte sono state "The Killing Moon" e la ultracoverata "Love will tear us apart", che il pubblico proprio non voleva rinunciare a cantare, perfino ad esecuzione terminata. Neanche fosse stata la coda di "Hey Jude". E in piu' di un'occasione Matt Share, quella sera veramente in forma, ragliava i ritornelli talmente storpiati come solo avrebbe potuto un somaro ubriaco, che giuro che in piu' di un'occasione ho avuto la netta sensazione che la cantante con la fascia stesse per scenere di nuovo dal palco per portargli le mani alla gola e strozzarlo. Chissa'. Forse era tutta una tattica per adescarla. O forse erano gli effetti di un clima cosi' euforico. E dello Zio Jack :)

E' stato bello vedere Bando, la Gaia, Junior, Red, Valbo e Skull Girl. Perchè quando si vivono dei momenti cosi' unici e speciali è straordinario sentirsi parte di emozioni convissute da amici e degne di essere ricordate. Cosi' come da parte di tutto il pubblico.

Le solite fami ataviche di Share ci hanno portato quindi a Rimini. Il Bounty uno dei pochi locali aperti in grado di servirti qualche scarto da mangiare a quell'ora della notte. Brani in diffusione quali "La Macarena" e "La Lambada" sono stati in grado di rimarcare quanto fossimo stati fortunati ad ascoltare musica di quella portata poche ore prima, lasciandoci invero con un po' di amaro in bocca. Ci siamo dati al cibo piu' indie di tutti i tempi. Gli Hot-Dog di Urbiniana memoria.

Sabato mattina in teoria il mio portafoglio sarebbe dovuto rimanere inviolato fino alle 22.00 dello stesso giorno. In realta' sono sceso a prendere la posta, trovo nella buchetta le sensazionali demo degli "April Skies" (thanks for the postcard Anders :) )... e poi non so come sono tornato dal centro commerciale con "Neon Bible" e "Io ballo da sola ost". Giuro che non so come sia capitato! Io ero andato a fare compere solo per acquistare dei cd vuoti!

Il pomeriggio ho suonato con i "Tiny Tides", cover band di Mark Zonda (ma e' meglio "Tiny Tides" o "Tiny Tydes", un po' come i Byrds?).

Per ora la formazione consta di:
Mark Zonda: Voice - Guitars
Porlock: Piano - Keyboards
Manuel: Violin - Bass

E devo dire che ci siamo proprio. La magia c'e'. Quello che manca e' provare quel centinaio di volte. (Per ora stiamo preparando "February" e una cover di un cantante scoparso qualche anno fa...)

Sabato sera Verdena al Vidia. Qui posso dir poco, perchè le mie sensazioni (positive) a riguardo possono essere condivise solo da Cisco, Cola, Pullo (anche se mi ha infamato per aver boicottato i Klaxon) e quel centinaio di ragazzini che avevano completamente riempito il rock-club.

Cosa dire sulla band. O vi piacciono o vi fanno schifo, a prescindere dal loro live, che ha proposto suoni puliti, per quanto distorti e potenti (e la cosa ha avuto del miracoloso, complimenti a tecnici e strumentazione), grande carica e presenza sul palco da degnissimi poser veramente avidi di parole e sempre attenti a mantentere un calibratissimo distacco col pubblico degno delle piu' inarrivabili band di Seattle.

Alcuni si sono lamentati della scelta di proporre un intero album non ancora conosciuto ("In Requiem") privando i fedelissimi "Verdiniani" di poter rivivere ricordi ed emozioni legati alle vecchie canzoni. A mio avviso il brano migliore è risultato proprio "Requiem", che esulava un poco dai loro soliti cliques (si-scrive-così?). Pienamente soddisfatto, insomma. Anche se non paragonabile al concerto della sera precedente in termini di quantita' di emozioni e numero di palpitazioni (nonostante l'inappuntabile mise e presenza di Roberta)

La serata si è quindi conclusa ad "Officina 49", a dire il vero non pienissima, ma positivamente molto vivibile. La musica dei SuperMarketMusic DJSet la faceva, come sempre, da padrona. Vuoi per la misurata affluenza di avventori, vuoi perche' tutti gli appassionati di Nu-Rave probabimente erano a Bologna, i DJs si sono concessi in una chermesse di capolavori brit-pop 80-90 da fare venire i goccioloni agli occhi.

Oggi in casa. Dovrei comprre sta cazzo di canzone per Simona (che, ovviamente, riciclero' peri "Tiny Tide"). Probabilmente si chiamerà "Needful Things". Ma il fisico crolla. Mi sa che prima mi faro' una bella dormitina. Buona domenica.

4 commenti:

federico ha detto...

Hai fatto bene a boicottare i Klaxons. :D C'era un'atmosfera da discoteca la domenica pomeriggio, e loro semplicemente hanno grandissimi pezzi ma non sanno suonarli. Mi hanno fatto tenerezza. :D
I Nouvelle Vague voglio sentirli prima o poi, mi hai convinto con questo post. I Verdena proprio no, non li sopporto. :D

Seek ha detto...

bicchierini? Quelle erano le pinte in cui al Velvet ti mettono la birra media ed il mio era pieno a metà di Wiskey!!! :P

"luoooovee, luoove uilll terrr ass appppar..."

Grandissime atmosfere al concerto di Rimini, insignificanti (per me) quelle del concerto di Cesena. Insomma mi aspettavo un po' di "sostanza" in più dai Verdena, che in Mélanie Pain e Phoebe Killdeer c'era.. eccome! ;)

p.s. consiglio a tutti i Bloggers di approfondire la conoscenza del "progetto".

thingy ha detto...

per fortuna che i n.v. li ho visti in belgio al pukkelpop, sennò ti odierei :D
sui verdena, da vecchia fan sono contenta dell'assenza di pezzi come valvonauta ecc. chissà che sia la volta buona che ci perdiamo per strada le sedicenni! l'impressione che ho io è che siano tranquilli in questo tour, hanno meno problemi tecnici che normalmente dipendono da loro e non dai tecnici (santi uomini), suonano bene e rilassati. unica nota a sfavore, i capelli della robi, terribili! io comunque vado sicuramente a rivederli a bologna

Zonda ha detto...

@ Federico: Al di la' del fatto che non ci sarei andato a prescinder, al di la' del fatto che "in studio" mi aggradano assai, se tutte le recensioni dicevano che i loro live facevano cacare un motivo ci sara' stato :P

Questa mattina quando ho scritto il tutto non c'ero molto con la testa, e avrei dovuto ritagliarmi quell'oretta in piu' per cercare di descrivere meglio un'esperienza che difficilmente puo' essere trasmessa tramite scrittura. Ma il concerto dei Nouvelle Vague e' stato veramente un qualcosa.

@ Seek: Proprio bel concerto quello Dei Nouvelle. Che presenza! Oh! I nomi di due delle otto cantanti del progetto! Ma come hai fatto a trovarli! :D

(io con la mia 56 k mi sono arreso presto...)

@ Thingy: A mio avviso gran concerto anche quello dei Verdena. Indie come potrebbero concepirlo solo in Giappone. Ovvero indie Rock Peso Peso. O Peso Poser. Una vera rock band. Forse gli unici che in Italia sono riusciti ad approfondire un certo discorso musicale. Indubbiamente bravi, da un punto di vista squisitamente tecnico. Poi sono dei personaggi. Sembrano usciti fuori dal set di uno di film dal vivo di Scooby-Doo.

Han suonato veramente bene. E' veramente impressionante ascoltare tanta potenza senza distorsioni di sorta. Merito combinato di tencici, strumentazioni (tante Orange) e locale.

I capelli della Robi fantastici! Molto Chewing-Manga :)

Il giorno del concerto a Bologna suonero' a The Kids at the Club. Comunque una volta all'anno i Verdena bastano :)