lunedì, luglio 16

Does His Mama Knows

Concerto di Rufus Wainwright. ( qui alcune foto) L'unica eccezione che mi ero concesso al ferreo regime di blocco di concerti a pagamento per non vivere nel rimpianto in questo periodo di magara economica. Pensate quindi gia' di per se la potenza evocativa di questo cantante e il valore che hanno le sue canzoni per me. Voce strepitosa, sofferto e sottile male di vivere (non certo ieri sera, deve essersi innamorato di Elton John anche a giudicare dal look), paroliere raffinato, sottile gusto per l'accezione piu' classica e quasi cabarettistica del rock non disdegnando Judy Garland e certa leggera melodrammaticità. E ho avuto quello che cercavo e anche di piu'. Uno spettacolo convinto, sincero, una band della Veronica, gran resa vocale anche dal vivo, gradevoli accorgimenti scenici e coreografici. Quello che non mi aspettavo era una bella voce femminile in apertura (Cat Martino) che ha fatto passare Share dalla fase "1" ("devo scaricarmi i file"), alla fase "2" ("chi fa' meta' cd con me", come fosse un panino) per terminare con la "3" (applauso a 1 minuto e 20 secondi del terzo pezzo mentre tutti tacevano sospesi nell'adorazione del delicato cantato accompagnato dalla chitarra al grido di "E' un genio! E' un genio! Vado a comprare il cd...")

Rufus e la band (sezione fiati, chitarra, bangio, contrabbasso, chipiunehapiunemetta e un chitarrista che sembrava il cugino spiantato di Ron Wood), una stregua di gaie persone che sembravano selezionate dopo un'attenta oprazione di casting piu' che per i loro indiscussi meriti tecnici, si sono presentati tutti vestiti a righe verticali su capi bianchi con tante spillette e stellete glitterose appuntate in ordine sparso sugli abiti. Ruf ha spiegato che, in America, la band soleva suonare con la bandiera degli States biancha e nera, per rappresentare quello che c'e' di brutto (le striscie nere) e di bello (le stelle) nella loro nazione. Cosi' ieri l'America l'hanno voluta indossare (almeno nella prima parte di un lunghissimo spettacolo in due tempi finito all'una e mezza di notte). Fra le cose degne di essere ricordate un ragazzo chiamato sul palco perche' riconosciuto da un profilo di YouTube ("segni dei tempi", come direbbero a Minneapolis); la tenuta da alpino di Ruf sulle cover della Garland; lui che racconta come zittisca centinaia e centinaia di persone durante i festival rock per cantare poi senza microfono a perdita di ugola, per poi guardarci con uno sguardo perplesso che palesa un "ma andare bene lo stesso anche voi, via"; un ritorno dell'artista in accappatoio, che mi lascia presagire il peggio; l'abbandono dell'accappatoio con tanto di sessione trucco in diretta e ritorno sulla scena della band in stile anni 30 con tanto di balletto in calze a rete probabilmente coreografato dagli Ok:Go per divertente cialtronaggine. In definitiva assolutamente un grande concerto, dove voce, emozione, belle canzoni, umanita' e professionalita' si sono incrociati in una sottile trama in grado di riscaldare il pubblico investendolo con la sensazione quasi tattile di una dolce e rassicurante coperta, per osservare placidamente a occhi sgranati che c'è anche qualcosa che brilla nell'agghiacciante buio della notte. Release the stars.

5 commenti:

ele ha detto...

beh, paragonare frida a rufus non è giusto, dai.. ;)

quindi niente baracconate, a sto concerto? tutto sommato meglio così. ma anche no.. :P

Zonda ha detto...

Il messaggio non l'ho inviato. L'ho ricevuto. Comunque ci avevo pensato anch'io. Vedi una persona che si esibisce da sola al piano e ti viene da pensare ad altre persona che si esibiscono da sole al piano.

C'e' stato anche il momento per le baracconate, e sono state molto divertenti! Durante il balletto mi sono piegato tre o quattro volte per terra dal ridere!

Zonda ha detto...

Effettivamente il messaggio l'ho visto piu' tardi. Ma pensandoci bene, vista l'ora, era riferito alla cantatne che l'ha preceduto, che si e' esibita anche sola al piano. Ora cerco di fare un upload.

federico ha detto...

Non sono mai riuscito ad apprezzare troppo Rufus Wainwright. Ma forse non sono ancora pronto per roba del genere.
C'è tempo, c'è tempo... ;)

Zonda ha detto...

Io sono nato con la malinconia da cane bastonato dentro. Auuuuuuuh!