lunedì, settembre 15

Peace (and sanity) in Our Times

"Now the Disco Machine lives in Munich and we are all friends /
And I slip on my Italian dancing shoes as the evening descends "
Elvis Costello

"Just for today / I could try to live / through this day only / Not deal / with all lifes problems / Just for today"
George Harrison

"Peace up, War down"
Le Tigre

Questa sera volevo parlarvi del futuro. Ero tentato. Ma a che pro fare il figo e parlarvi del futuro prima degli altri? Il futuro e' avanti, e' inevitabile, ma e' alienante e raccapricciante, nella sua bramosia di autosputtanarsi in cerca di profitto, esibizionismo, contatto inumano, denudandosi in tutta la sciattezza propria dell'essere bipede medio. Non ho voglia di sguazzare tra persone bramose di consumare altre persone, dialogare di quanto Buddah le faccia stare bene (tecnicamente parlando), fumarsi e farsi la mente da una parte all'altra del mondo in diretta davanti a tipo tredici persone, mettere in mostra due tette perche' il cervello ha poca bramosia di apparire. Nel futuro esiste anche la nicchia. La nicchia e' tranquilla, ha un sorriso genuino, vive nella campagna Inglese, appare un giorno per poi scomparire amalgamandosi con la tranquillita' della routine nella calma ordinaria delle periferie Britanniche. From Excess to Essex.

Vi parlero' quindi di... OGGI. Solo per oggi. Solo per oggi lasciamo da parte l'insanita' dei giorni (prossimi) a venire e parliamo della Page nei Nostri Giorni.

Ma facciamo un salto indietro :D



Era il 1984. Esce "Goodbye Cruel World", di Elvis Costello. Non un riferimento a crisi esistenziali ma un grido d'allarme distante e soffocato su un mondo sul punto di esplodere (nuclearmente parlando). L'album pero' contiene alcune perle pop. Neville Chamberlain non fa in tempo a fare un discorso alle Nazioni Unite e subito diventa una ballata: "Peace in Our Time". La canzone è un paravento del volgo alla lampante visione dell'olocausto atomico. O semplicemente un'assurda ballata allucinata.




Passa un'altra ventina d'anni. La terra non e' esplosa. La musica indie si'. Al posto delle scorie, dalla terra svedese, col vessillo dell'infallibile "Music is my girlfriend", scaturisce un gruppo che si fa prode del titolo di quella canzone: "Peace in our time".

Dietro al nome della fantomatica band, unicamente Johan Regnér. Lo studio? La consueta cameretta. Ma d'altronde "The things we learn from you seems so pointless, they'll never been of use", e a due anni di distanza dal debutto, la generosa Cloudberry ci regala nel 2007 tre nuovi brani in un EP tutto da sognare. Arriviamo poi all'estate del 2008. I sospirati 15 brani. Esce l'album "A Glimpse of Happiness" per la "Series Two Record", che basta ordinare in Nebrasca.

Intanco che aspettate il postino con il pacco, vi lascio all'ascolto "nuvoloso" di...

Peace In Our Time - "The Same Old Phrase"

Enjoy

2 commenti:

Porlock ha detto...

io invece penso al passato ... s'è spento proprio ieri Richard Wright.

Lo potremmo definire il Quiet One dei Pink Floyd ? forse, ma pietra angolare della formazione.

non un grande tastierista, non un grande tecnico degli 88 tasti. anzi. ma il suo concetto di armonia e le sue infinite progressioni armoniche rimangono saldamente scolpite in alcuni brani ormai entrati di diritto nella storia del rock: The Great Gig in the Sky, Us & Them (la più bella). I brividi per il finale oscuro e disperato di Shine on you crazy diamond.

nulla di più profetico ... è arrivato anche per lui il grande viaggio nel cielo.

Zonda ha detto...

Il passato era nel post di sotto :D

Gran bell'intervento.

La sua musica ha segnato pagine di molte adolescenze. E continuera' a farlo!