lunedì, febbraio 9

Don't Ask Me Why


"Sempre diversi. Questo vogliamo essere".

Il polistrumentista Dave Stewart, che assieme alla cantante Annie Lennox forma gli Eurythmics, spiega così la musica del duo inglese. Pare una dichiarazione di camaleontismo, e forse lo è. Anni provienie dagli studi classici: nel 1971, all'età di 17 anni, è iscritta alla Royal Academy of Music. Ben presto però abbandona. Scozzese di Aberdeen, bellezza aggressiva, alla fine degli anni '70 la Lennox lavora presso un ristorane. Qui avviene l'incontro con Dave Stewart, appassionato di blues che sbarca il lunario qua e là. Dall'incontro nascono i Tourist, che ottengono un primo contratto discografico. Inizialmente si aggregano al filone new romantic più epidermico, dal quale Culture Club, Spandau Ballet e altri sono i portavoce.

Poi mutano il nome in Eurythmics, ottengono un contratto con la RCA, incidono due album di successo nel 1983, "Sweet dreams (are made of this)" e "Touch", nonchè una colonna sonora l'anno successivo ("1984", Virgin). Il loro discorso musicale è molto ibrido: morbidi brani pop, qualche stilizzata festosità caraibica, alcune vaghe suggestioni nere, ma anche ritmi ossessivi, atmosfere cupe, ampio uso di strumenti elettronici.

E la voce di Annie Lennox, in questi casi, è fredda e impersonale, come impongono i dettami New Wave. Nel 1985 un ulteriore cambiamento: pescando direttamente nel rhythm & blues gli Eurythmics realizzano "Be Yourself Tonight". Chi pensasse perà di trovare delle cover sbaglierebbe: le composizioni si ispirano alla black music, ma sono tutte originali.

Alla realizzazione dell'album collaborano Stevie Wonder, Aretha Franklin ed Elvis Costello: rhythm & blues, neopsicadelia, dance music si fondono in una sonorità nuova e brillante, sulla quale si staglia la voce limpida e possente di Annie Lennox. "Would I lie to you?" è il brano che va in classifica assieme all'album: un grintoso attacco di chitarra introduce un riff incalzante, ben sostenuto dai fiati.

D'effetto la sezione ritmica. "Sisters are doin'it for themselves" presenta un duetto straordinario: Annie Lennox e Aretha Franklin, due voci mature e aggressive che si intersecano a meraviglia. In "There must be an angel", ballata gospel molto articolata, Stevie Wonder compare con la sua struggente armonica. "Adrian", invece, è un gradevole divertissment: Annie Lennox risponde ad un immaginario fan, che le scrive sottoponendole i suoi problemi.

Nel complesso, l'album presenta due protagonisti della scena pop-rock preparati, gradevoli e capaci di mutare pelle quanto basta per sopravvivere negli anni 80. Il discorso prosegue con "Revenge" e "Savage". Prima di spegnersi con una mediocre carriera nella fase successiva alla strada solista intrapresa dalla cantante del duo, gli Eurythmics presentano al mondo della discografia internazionale "We too are one", una vera macchina da singoli che rimane tutt'ora il mio album preferito della loro corposa discografia. E' raro vedere raccolti in un solo album gemme pop come "We too are one", "Kings and Queen of America", "Why", "Revival" e, soprattutto, la struggente ballata "Angel", che Anni Lennox scrive per il figlio morto prematuramente. Avete mai provato una sensazione simile ascoltando una canzone? That's when the day goes down.

Nessun commento: