lunedì, novembre 17

The Party and the Movie

Allora. E' bruttissimo riassumere due giornate cosi' piene in poche righe. Ma tant'è. Il tempo è più stronzo che tiranno, e ne sa qualcosa in merito.

Sabato le solite corse. La serata superlativa. (qui i brani selezionati) Io, Airpoppi, Bee e Vigliacche abbiamo messo su dischi di altissima qualita', come da tanto meritava di essere fatto. Clima da festa di compleanno, con le ragazze che avevano portato di ogne da mangiare (fantastico il cheescake della Gaia) e veramente tanti amici presenti per tutta la serata.

Poi sogni che mi hanno straziato. Ma vabbeh. A volte sarebbe proprio meglio non svegliarsi, anche se ricordo che l'avventura onirica aveva a tratti delle tinte molto Orwelliane, forse per colpa della visione di "Natale su Marte", non dei Vanzina, ma dei Flaming Lips.

Ecco. "Christmas on Mars." Che delusione. Se vi capita risparmiatevi i soldi. La storia è piu' bella raccontata da Coyne che abbandonata alla mera visione di un film veramente ingenuo, amatoriale, inconsistente. Coyne, il cantante e la mente dei Flips (Flaming Lips) è un genio nel raccontare e inventarsi le storie. Come la meravigliosa divagazione in cui racconta del suo viaggio sul vecchio musicista russo che per comunicare con la nipote autistica prova a comporre una melodia bellissima, che pero' viene male interpretata dalla bambina e la spinge al suicidio. Robe cosi'.

Fretta. Fretta. Fottutissima Fretta.

Matt Share se ne era venuto fuori con questa meravigliosa intuizione.
C'e' un qualche non bene definito gruppo indie che ha inciso la canzone "The Beatles and The Rollingstone". Beh. Perchè non fare "The Smiths and THe Cure"?

Ecco qui la prima demo

Tiny Tide - "The Smiths and The Cure" (Acoustic Demo)

assieme alla prima versione di "DAT"

Tiny Tide - "DAT" (Acoustic Demo)


(Qui trovate i testi)


A questo punto faccio proprio come Wayne, mi infilo il casco da astronauta, e vi racconto il mio viaggio sulle due canzoni.

"The Smiths And The Cure"

Ho pensato a cosa mi aveva colpito di più dei Cure la prima volta che avevo avuto a che fare con le loro canzoni. Avevo più o meno sette anni. Guardavo Claudio Cecchetto presentare le canzoni su Canale 5 alle sette di sera, mentre mangiavo dai nonni con mia cucina nel salotto, in ginocchio, con la nonna che apparecchiava in un tavolino bassissimo sul tappeto di fronte alla televisione. All'improvviso partivano questi video con canzoni a dir poco demoniache e strampalate, con immagini di serre, vermi, lombrichi e gente chiusa negli armadi pochi istanti prima di trovare la loro presunta morte per annegamento. E' cosi' che, per dare un pretesto al titolo della canzone, e portarlo verso una direzione un po' meno ovvia di quanto potessa apparire, mi sono immaginato di questo virus, trasmesso dagli schermi della televisione, che colpisce tutta la popolazione di giovani ribelli londinesi che seguono un certo tipo di musica ribelle e alternativa. Gli unici che detengono la cura per una via di guarigione le persone qualunque, che conducono una banale vita di routine protetti da emozioni e influenze esterene. Tutte. Quelle buone ma anche quelle cattive. La parte centrale, che parla di bare a due piani, è stata una folgorazione improvvisa. Sabato pranzavo in una pizzeria al taglio, quando mi è apparso sotto mano un articolo del giornale. Si parlava dei cittadini di Londra, alle prese con la difficile e osteggiata soluzione di adottare bare a due piani nei cimiteri per supplire al sovraffollamento dei cimiteri. Inutile dire che il collegamento a "Double-decked bus" smithiani non ha tardato a venire.

"DAT". DAT è stata una folgorazione. Nasce spudoratamente da una serie di plagi. Ma visto che nessuno sembra averli riconosciuti immagino che per ora vada bene cosi'. O meglio. La canzone nasce da un periodo che mi ha cambiato abbastanza: quando ho scoperto le Blog TV. Una ragazzina Inglese, come intercalare, usava canticchiare delle canzoni. Ce ne erano alcune che ripeteva molto spesso. Ogni volta che glie le sentivo cantare non vi dico che scombussolamento. Bastava sentire un ritornello di neanche trenta secondi e mi nasceva un sorriso da dentro. Appagava tutta la gioranta e anche quella a venire. Dicevo. Una canzone mi aveva colpito in particolare. Le chiedo da dove l'avesse presa. Incuriosito ascolto l'originale. NON C'ERA CONFRONTO. Quella cantata dalla ragazzina era di una bellezza e dolcezza inaudita. L'originale uno schifo. Tanto è bastato per spingermi a comporre "DAT", per cercare di recuperare quella bellezza. Con il risultato che la canzone è riuscita a cambiare un'altra volta. Il brano in se parla di due ragazzi che si incontrano per la prima volta, e da conversazioni casuali pian piano si innessca un turbine di pensieri che li porta a pensare a considerare e immaginare tutta la loro vita futura. Ma il tutto avviene semplicemente solo nell'ambito del primo incontro. E ancora una volta, come il sogno di sabato notte, la realta' immaginanta non è meglio di quella vissuta veramente? Forse solo Marzullo saprebbe rispondere.

Entrambe le canzoni sono molto affrettate. Avevo fretta di inciderle in qualche maniera (Come altre quattro che ho nel cassetto) ci tornero' sopra piu' avanti (da quale parto?).

Pero' dopo aver lavorato su una di queste due proseguo il mio lavoro sul fronte "Febrero" the album. Cosi' alterno un po' il piacere al dovere :D

Veniamo al film, visto con Ale. "Control".
Forse Laret pensava di essere l'ultima sulla faccia della terra a non averlo visto. Ebbene: c'era qualcun altro. Il film in se è veramente un capolavoro di cinematografia di altri tempi, con il montaggio totalmente in analogico e via andare. Certe sequenze, soprattutto quella iniziale con Bowie in sottofondo al posto di una scontatissima scelta di scuderia, si staccano istantaneamente dalla pellicola per stamparsi sulla pelle e penetrare a fondo. Qualita' tecnica, regia, cura delle scene, recitazione, casting al top. Cosa mi ha deluso? Il film è co-prodotto dalla moglie di Ian Curtis. Mi aspettavo un film piu' tecnico e musicale. Praticamente la pellicola è una telenovelas sulla piattissima vita di una casalinga sposata con un impiegato che suona in una rockband come se dovesse timbrare il cartellino per lavorare alle poste. A parte alcuni scarabocchi sporadici sui fogli e un microconcerto dei Sex Pistols si parla piu' di Bowie e Buzzcocks che dei Joy Division. Se si separa l'idea che il film avrebbe dovuto parlare di una band che ha fatto la storia della musica dalla visione della pellicola che ho visto ieri sera, ci troviamo di fronte ad un film in grado di ammaliare e regalare forti sensazioni cinematografiche. E' facile. Basta convincersi che con i Joy Division non aveva proprio niente a che fare.

2 commenti:

disconnesso ha detto...

Davvero Christmas on Mars è così brutto?
Io ancora non l'ho visto cavolo..

Zonda ha detto...

Se tu ti leggi tutta la premessa di cosa aveva in mente Wayne per la storia qualcosa ci tiri fuori (dal nulla). Se ti piazzi davanti allo schermo e lo guardi senza nessuna premessa diventa un film pregevole veramente soltanto sotto l'effetto di droghe... perche' non succedee NULLA. In piu', essendo recitato da parenti e amici e tanti guai, è chiaramente interpretato da schifo. Un disastro totale, con effetti speciali degni del tasto destro di Sony Vegas.