martedì, settembre 22

No Glas Go!!

"There is a place / where tourists go..."

Il viaggio a Glasgow era nato un po' per l'esigenza di riscattarsi da un'estate vissuta nella totale e parzialmente masochistica carenza di eventi di rilievo durante l'estate passata. In questo Charlotte Hatherley che annunciava il suo tour Inglese per promuovere il nuovo album "New Worlds", con una mostruosa media di due concerti a serata, è stato un faro ispiratore e illuminante come la sua fiammante Telecaster e i nuovi capelli rosso fuoco.

Charlotte aveva già vissuto l'estate che non avevo vissuto io, grazie ad una tournè americana come chitarrista sotto copertura dei Bat For Lashes che aveva toccato le medesime città in cui avrei dovuto ritrovarmi nello stesso periodo in cui sarei dovuto essere lì.

Andare a vederla a Glasgow era un po' come ricongiungersi con la realtà.

In aereo (Ryan) siedo vicino ad un signore brittico, presumibilmente scozzese, sulla cinquantina, con scarpe consumatissime, baffetti, look un po' western bovaro, aria vissuta. Aveva chiesto all'hotess una Pepsi ed un caffè. Contemporaneamente. Le nuvole cominciano a dissolversi man mano che l'aereo perde quota in modo calcolato. Fuori la campagna scozzese. Precisa, imponente, quasi onirica. Il tempo è mesto, grigio, ma non piove.

- Not rainy. It's pratically summer

Il vicino d'aereo si volta verso di me divertito e sbotta: "Yeeeah! You can say that! It's a good weather!"

Il Ryanereo plana, parte un jingle di successo a metà tra "installazione completata" e "hai superato l'ultimo livello", e i soliti Italioidi non riescono a trattenersi da un tentativo di applauso, mentre io mi limito a piegarmi dal ridere mentre mi slaccio la cintura di sicurezza.

L'adesivo "ZondaSeek DJSet" è fondamentale per ritrovare il mio piccolo Trolley.

Il check-in Scozzese riesce a intimidire e a far mettere sull'attenti, al contrario di quello italiano. Massicci militari in divisa con fucili mitragliatori carichi, poliziotto che affianca l'addetta dell'aeroporto che ti chiede: "Per favore, specifichi la natura del suo viaggio..."

Qui sono veramente precipitato in una serie di funambolici capitomboli.

"Sono venuto per vedere un concerto", mi scappa. Poi penso all'assurdità della cosa per una persona normale, e quindi penso alla prospettiva di una persona normale protetta fa forze armate. "Chiaramente per vacanza. Sì. Per vacanza". Silenzio da parte della funzionaria, che continua a fissare perplessa la mia carta di identità. "Rimango solo per un paio di giorni, poi me ne torno in Italia!". Ogni replica mi sembra solo di fare peggio. Mi restituisce il documento e mi fa:"Certo! Vada pure. Si goda il suo viaggio. Buon divertimento". Meno male!

Usciamo dall'aereo e subito si apre la porta del treno nella stazione di fronte. Saliamo confidando che il gruppo di signore attempate già ubriache di prima mattina non si siano inventate una boiata da sbronze rassicurandoci senza troppa convinzione che il biglietto si poteva fare anche sul treno.

Segue una serie di messaggini a Robbie, cominciati all'imbarco con scambi del tipo

- Seek è seduto vicino ad un personaggio famoso. Mark Zonda
- L'avevo già indovinato! Mi sto mangiando i piedi!

"Glasgow e' come Faenza. Ma senza la puzza"
"A Glasgow ci sono campi da golf talmente grandi che ci passa la ferrovia in mezzo"

E compagnia bella...


Glasgow da subito mi ha un po' deluso. Architettura, edifici... dalle mie foto non si evince, perchè ho chiaramente fotografato solo squarci di quartieri più decadenti e particolari, ma rispetto a Londra o Dublino non mi sembrava di vivere nulla di diverso che camminare in alcuni quartieri di Modena o Reggio. Le ragazze, come tassonomicamente classificate dal compagno di viaggio Matt Share in modo inappuntabile, bionde, occhi azzurri quando non blue e dalla pelle candida, di dividevano in

a) Carine, se vestite bene o truccate passabili per bellissime
b) Bellissime
c) Ciccione

Praticamente un paradiso! I Glaswegiani tutti disponibili, affabili, rassicuranti, gentili, a parte il nostro primo contatto con un tipo scazzato dell'Ufficio Turistico. Dopo un po' di tempo ti rassegni al fatto che Glasgow non sia propriamente una città turistica, anche la gioventù sia molto pacata e compassata, ma che almeno ti possa sentire rassicurato dal girare per la strada a qualsiasi ora del giorno senza la paura di essere scippato se non accoltellato per sbaglio. Lo dimostra il fatto che - al contrario di Lontra o Bublino - non ci sia coprifuoco di sorta. Stranamente c'è più gioventù sguinzagliata al Sabato che al Venerdì. I Weegiani escono dopo mezzanotte e rimangono alzati a bere fino all'alba, come confermato anche dal simpaticissimo tassista che ci ha traghettato a verso l'aeroporto alle cinque del mattino di Domenica.

Abbastanza una piacevole mazzata, come è giusto che sia ad ogni vacanza vissuta intensamente, con quelle otto ore di camminata al giorno e 4 ore di sonno per notte (il chicken vindaloo la sera prima di partire pero' non me l'aveva prescritto propriamente il dottore)



Vicinissimo alla stazione, camera sul lato interno rispetto alla strada, pulito, acqua calda e VASCA, letti veramente riposanti, bollitore, wi-fi e TV in camera, personale disponibile e gentile, sala bar in stile "Lost in Translation" e ristorante indiano frequentatissimi e di classe, la scelta di Seek si è rivelata molto azzeccata, nonostante le preoccupanti recensioni che avevamo trovato su Internetto che vedevano gli Scarafaggi protagnisti assoluti di scorribande all'interno di cumoli di materiale marrone ipoteticamente sparso tra Walter e lenzuola spiegazzate.

Charlotte suona al King Tut's Wah Wah Hut. Scrivo ad Andre degli Stones of Venice che lunedì in cartellone ci sono addirittura i Top Loader, che si sono riformati. Ma Andre non li conosce.



Tralascio commenti su ristoranti vari. A parte i pasti saltati per sbaglio (sembra che la maggior parte dei negozi chiuda alle 18:00 e le cucine alle 20:00) abbiamo sempre mangiato più che ottimamente, per quanto mi riguarda sempre ottima carne.

Un'altra cosa che mi ha favorevolmente impressionato e stupito, è che i miei sensi di colpa legati al pensarmi "Italiano barbaro casinaro e cafone" e tutti i miei tentativi per dimostrare pacatezza, disciplina e buone maniere, non solo sono mitigati da autoctoni che non mantengono le file e sono incuranti dei semafori rossi dall'altro capo delle strisce pedonali, ma vengono spazzati via nel vedere quanto l'Italia venga presa in considerazione. Birra (Moretti imperante), prodotti culinari, dolci, vini, divani, arredamento, vestiti alla moda, anche quando un prodotto non è propriamente di origine Italiana richiama nomi a noi familiarissimi per associare un articolo ad un sinonimo di qualità. Insomma: siamo forti nonostante chi ci rappresenta all'estero!


Il King Tut's ha una sorta di pub abbastanza grandino al piano sottoterra, e lo spazio dedicato ai concerti al piano superiore, un po' come all'Officina 49, ma con un impianto che sbomba (mai viste così tante casse spia, e già questo era indice del resto)

Non conosco il nome del primo gruppo che ha aperto la serata, e nemmeno ci tengo a saperlo. Non voglio scoraggiare tutti quegli adolescenti che si mettono per la prima volta assieme nel tentativo di convogliare le loro energie focalizzandole verso quell'obbiettivo comune che è "Fare Musica", però prima di farsi esperienza dovrebbero provare a suonare in luoghi più consoni, come le palestre e le camerette. In pratica ragazzotti molto ingenui che proponevano loro canzoni blues incentrate su cotte da liceali o inesplicabili quanto ingiustificati tormenti interiori. Tutti pulitini, più patinati dei CD Singoli dei Coldplay in offerta al piano di sotto, vittime di tutti gli stereotipi del blues e insipidi come il pane intinto nell'acqua.

Il popolo ancora si tiene a distanza dal palco, a parte l'hyperansioso sottoscritto e un altro pazzoide autoctono maniaco di Charlotte come me, affiancato dalla compagna, presumibilmente la moglie, altrettanto fanatica.

"Aspetta. Ancora non è cool essere in prima fila"
"I'm gonna sing all SUMMER long"
"... hey... BEHAVE..."

Due cretini che si incontrano, insomma.

Cominciano ad avventurarsi interessanti donnine attorno al palco, con adesivi rosa attaccati alle vesti. Sono free pass. Proprio quanto penso che Charlotte ha messo su una band di simpatiche ragazzine, capisco che invece si tratta del secondo gruppo d'apertura, tali "Futuristic Retro Champions". UNA RIVELAZIONE.


Elettropop allegro con brio, cori ben bilanciati, una cantante biondissima che sembrava fuoriuscita direttamente da un manga, il bassista che sembrava la versione di Sean Lennon di un multiverso molto più magnanimo con lui, la tastierista semplicemente troppo carina. Minuta, seriosa, composta e di classe, a dire il vero quest'ultima non stava troppo bene. Tutti avevano una loro parte ben strutturata nei cori. Di Glasgow, avevano gia' riempito e animato la sala prima dell'arrivo di Charlotte. La seriosità della tastierista veniva interrotta puntualmente da questa irresistibile catena di eventi:

a) I fan richiamavano l'attenzione della cantante
b) La cantante veniva incitata a fare la scema
c) La cantante faceva la cretineria di turno, tipo una strana combinazione di pose hip-hop propiziatori per incanalare e invondere eneriga ad uno dei membri del gruppo
d) La tastierista cedeva e non riusciva a non ridere davanti ad una simile cialtroneria.


Vi prego! Chi ne ha il potere li porti in Italia!!!

Finalmente era giunto il momento in cui era fighi essere attaccati al palco. Vi dico solo che ero talmente vicino a Charlotte Hatherley che ha dovuto aggiustare l'asta del microfono perchè se no mi sbatteva addosso. Andre mi chiedeva se fosse così bella anche dal vivo. Dico solo che i suoi occhi erano così grandi e blue che non mi arrischiavo a fissarli per paura di perdermici dentro e non tornare più in me. Charlotte sbircia dalla scala antincendio, che dà ingresso agli artisti direttamente sul palco. Studia bene la situazione, e poi cerca di farsi forza proferendo:"Ok. Let's do this thing.".

Carlotta ha presentato il suo nuovo album: "New Worlds". Anche il live rispecchiava la sua natura più pop, semplice, diretta, chitarrocentrica, meno incentrata su cori e tastiere, rock e incendiaria. Un basso, una chitarra, una batteria. Non c'era bisogno d'altro. Poco spazio ad alcune vecchie glorie. Nessuna traccia di "Bastardo". Un qualcosa. Forse l'emozione più vicina possibile per un appassionato di musica contemporaneo a vedere Hendrix dal vivo. Sicura, ammaliante, aliena, distaccata ma piena di energia, con una sicurezza nel padroneggiare ipnotici giri di chitarra, effetti e cantato assolutamente uniche quanto invidiabili.


"Summer", dal primo album, eravamo pronti tutti a cantarla. Qualcosa vibra nell'aria al termine del brano che la precedeva. Era palese che noi pubblico avevamo barato, e stavamo caricando i polmoni per urlare a squarciagola: "Summer's coming, and IIIII knooow I'll feeeeel...." , avendo palesemente barato e sbirciato la scaletta. Charlotte probabilmente se ne accorge, e... SALTA a piedi pari il brano, che per non rischiare di essere uccide affianca al bis con la gloria atrettanto contagiosa "Kim Wilde".

La giornata successiva ci siamo meritati addirittura il sole!

(ecco il risveglio!)

Giardino botanico e KevinSide, come consigliato da Rowena dei Cue Fanfare. Piedi ormai massacrati facciamo parziale uso della metro, più ima token ring, che scorreva in due direzioni attorno alla città. Qualche negozietto musicale ben fornito, che promuoveva smodatamente le rimasterizzazioni dei Beatles. Ci imbattiamo anche in un locale pittoreschissimo dalla falsa parvenza di chiesa, dove sembra abbiano suonato anche gruppi indiepop di una certa levatura.


Kevinside è già un lato più interessante della città (ma ancora scordatevi musei o negozi particolari, nulla che non si trovi anche in Italia o tuttalpiù su internet), e il Sabato la città sembra essere un po' più animata.

La sera me la sono fregata con il ristorante Indiano! Faccio il fenomeno e ordino l'unico piatto che conosco, che non era neppure a menù. Tipo la cosa più piccante che la cucina Indiana annovera nella sua tradizione. "EXCELLENT CHOICE!" esclama molto soddisfatto e sorpreso il cameriere, portandomi una scodella di lava piccante in cui dentro avevano fatto dissolvere un malcapitato volatile. Per orgoglio sono arrivato a mangiarne metà, riducendomi spesso che se mi fossi lasciato andare ad una sbronza!

Al Nice n' Sleazy arriviamo abbastanza tardino (ancora una volta hanno iniziato prestino). Riusciamo a vedere il gruppo di punta: i Findo Gask, un incrocio tra Weezer, New Order e Cornelius, con voci e cori veramente incredibili e il bassista che alterna la chitarra basso alla tastiera. Hanno dei fan molto accaniti, e suonano tutti i sabati al termine delle serata dal vivo denominate "Crufts", a cui abbiamo partecipato all'innaugurazione. Penso che - ora che non ci sono più le nottate PIGS - siano le feste indie più attese tra tutti i ragazzi di Glasgow, a giudicare dalla quantità di indume che si era radunata all'evento.


Al Nice la situazione è ribaltata. Il grande pub è al piano superiore, i live prendono luogo nell'ampio seminterrato. Mi reco al bancone dei Findo e faccio subito la figura dell'oldisismo, chiedendo il CD. Con sbigottita aria di sufficienza mi viene cordialmente detto che è disponibile solo il 12 pollici.

- Io non ho il giradischi...
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E' veramente tardi. O meglio, per noi che abbiamo messo la sveglia alle 4:45 per prendere il Taxi nella speranza di raggiungere in tempo l'aeroporto. Non certo per la gioventù di Glasow (tornata da Rimini?) che pure nella loro veste rassicurante di bravi ragazzi e ragazze inside trova nella tarda ora della notte il posto per qualche sboccata isolata e rassicurante sboccata sul muro da parte di giuovani giuentildonne e un inseguimento pro pestaggio paventato poco convinto.

Il tempo per una foto cretina, e si recuperano le forze per ritornare in patria, pronti per un'altra avventura!


1 commento:

Blogger ha detto...

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