Che Annie Hall debbano suonare il 20 Dicembre al Lego a Dicembre lo sapevano piu' o meno tutti, che ci fosse Franchini alla consolle era immaginabile, che l'avrebbe coadiuvato Zonda la carta degli imprevisti. Be there!
venerdì, novembre 30
Annie Hall
Che Annie Hall debbano suonare il 20 Dicembre al Lego a Dicembre lo sapevano piu' o meno tutti, che ci fosse Franchini alla consolle era immaginabile, che l'avrebbe coadiuvato Zonda la carta degli imprevisti. Be there!
The Future?

Se questa cosa si diffonde non ci sono veramente limiti all'autopromozione. Basta un adesivo. Il problema sara' un po' con i costi da parte di chi deve navigare col cellulare...
giovedì, novembre 29
Goodbye and hello
Elektra, Usa, 1967
Tim Buckley, nato a Washington nel 1947, vissuto in California e morto nel 1975 per un'overdose di eroina, è stato uno dei personaggi più sinceri e meno definibili della musica americana a metà fra gli anni '60 e '70.
Dotato di una particolarissima voce rauca, che per alcuni versi ricorda un Tom Waits ingentilito (di waits interpreta anche una delle prime composizioni, "Martha"), Buckley è stato un insolito e suggestivo ibridatore di stili e un toccante cantore del disagio esistenziale della generazione del Vietnam.
Goodbye and Hello, un album ricco di colori ed emozioni che ben ritraggono il periodo storico che preannuncia il '68, è il suo secondo lavoro, dopo un esordio passato inosservato (Tim Buckley, Elektra, 1966).
I testi poetici e violenti di Larry beckett caratterizzano i brani di questo album, supervisionato da Frank Zappa e prodotto dal chitarrista dei Lovin' Spoonful, Jerry Yester. Ottime, in particolare, "No Man Can find the war", ispirata alla guerra in Vietnam, e la visionaria "Goodbye and Hello", un sogno lungo otto minuti attraverso l'America, la libertà e la giovinezza in una cavalcata felliniana.
A distanza di una decade, gruppi giovanili come gli Smith e i Cocteau Twins riporteranno in auge la figura del musicista americano, dopo la sua scarsa fortuna e la tragica fine. Da ricordare la pregevole versione di "Song of Syren" incisa nel 1984 dai This Mortal Coil
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Tim Buckley, nato a Washington nel 1947, vissuto in California e morto nel 1975 per un'overdose di eroina, è stato uno dei personaggi più sinceri e meno definibili della musica americana a metà fra gli anni '60 e '70.
Dotato di una particolarissima voce rauca, che per alcuni versi ricorda un Tom Waits ingentilito (di waits interpreta anche una delle prime composizioni, "Martha"), Buckley è stato un insolito e suggestivo ibridatore di stili e un toccante cantore del disagio esistenziale della generazione del Vietnam.
Goodbye and Hello, un album ricco di colori ed emozioni che ben ritraggono il periodo storico che preannuncia il '68, è il suo secondo lavoro, dopo un esordio passato inosservato (Tim Buckley, Elektra, 1966).
I testi poetici e violenti di Larry beckett caratterizzano i brani di questo album, supervisionato da Frank Zappa e prodotto dal chitarrista dei Lovin' Spoonful, Jerry Yester. Ottime, in particolare, "No Man Can find the war", ispirata alla guerra in Vietnam, e la visionaria "Goodbye and Hello", un sogno lungo otto minuti attraverso l'America, la libertà e la giovinezza in una cavalcata felliniana.
A distanza di una decade, gruppi giovanili come gli Smith e i Cocteau Twins riporteranno in auge la figura del musicista americano, dopo la sua scarsa fortuna e la tragica fine. Da ricordare la pregevole versione di "Song of Syren" incisa nel 1984 dai This Mortal Coil
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Hideaway
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L'altra sera, al Diagonal, la lezione di Luigi Bertaccini è stata molto molto molto interessante, tanto da non farmi pentire di avere dato fondo anche alle mi ultime energie. Si parlava "dei Buckley" (cosi, come se fossero "gli Ozburnes"). Ma alla fine il parallelo Tim & Jeff ha finito per essere un pretesto per fare un viaggio di 40 anni attraverso la storia delle piu' belle voci della musica rock. E al contempo delle biografie piu' sfigate e improbabili, soprattutto nella parte legata agli anni 70.
Purtroppo e' risaputo quanto sia dotato di una memoria degna dello sciacquone guasto di un cesso. Oltre a Joni Mitchell, vi ricordate di cantanti abbastanza fenomenali, misconosciute e disastrate di quel periodo? In particolare Bert ha mostrato il filmato di una specie di topolino di biblioteca, il cui cadavere fu' trovato tra i barboni in strada dopo aver trascorso gli ultimi anni della sua vita con convinta dedizione a troche e alcohol.
Su', su'... sparate un po' di nomi...
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L'altra sera, al Diagonal, la lezione di Luigi Bertaccini è stata molto molto molto interessante, tanto da non farmi pentire di avere dato fondo anche alle mi ultime energie. Si parlava "dei Buckley" (cosi, come se fossero "gli Ozburnes"). Ma alla fine il parallelo Tim & Jeff ha finito per essere un pretesto per fare un viaggio di 40 anni attraverso la storia delle piu' belle voci della musica rock. E al contempo delle biografie piu' sfigate e improbabili, soprattutto nella parte legata agli anni 70.
Purtroppo e' risaputo quanto sia dotato di una memoria degna dello sciacquone guasto di un cesso. Oltre a Joni Mitchell, vi ricordate di cantanti abbastanza fenomenali, misconosciute e disastrate di quel periodo? In particolare Bert ha mostrato il filmato di una specie di topolino di biblioteca, il cui cadavere fu' trovato tra i barboni in strada dopo aver trascorso gli ultimi anni della sua vita con convinta dedizione a troche e alcohol.
Su', su'... sparate un po' di nomi...
Portati Via
Ieri prove con Tiny The Next Generation. Dovevano quasi tenermi col freno a mano, perche' ormai con il nuovo turbodistorsore boss la bordata shoegaze e' quasi inevitabile, soprattutto con le silurate spaziali dei sinth suonati da Lupin. Manuel e Joe in gran forma come al solito, tuttavia la macchina deve ingranare in questo suo nuovo assemblaggio.
Di una gentilezza spropositata Nicola e il resto degli Stonesof Venice, che hanno messo a disposizione il loro studio meraviglioso per noi. Ora si tratta solo di andare a pagare anche l'OfficinaSpacepony al Lego
(Noi gente del rock siamo tutti un po' suonati)
Di una gentilezza spropositata Nicola e il resto degli Stonesof Venice, che hanno messo a disposizione il loro studio meraviglioso per noi. Ora si tratta solo di andare a pagare anche l'OfficinaSpacepony al Lego
(Noi gente del rock siamo tutti un po' suonati)
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