martedì, luglio 25

Such a beautiful band like you

Sono stati la colonna sonora delle mie esati per cinque anni. Quanto mi mancano.

Lo stile c'e'. I richiami pure. Sicuramente piu' stilosa, ma il Nippone non è l'America, e Nomiya Maki rimane anni luce di distanza da artisti come Dinah Washington, Tuscaloosa, voce dell'Alabama, cresciuta a suon di chiesa e spirituals in tutt'altri tempi, lontano dall'asettico ma ipnoticamente teconolgico Japan. Una delle creature della madrina delGo(d)spell Sally Martin (non l'attrice dei Power Rangers), Dinah arrivò pian piano alla notorietà e al primo contratto discografico grazie alle convincenti performances dello storico Apollo Theater.

La solita combinazione di pasticche e alcohol, che era gia' oldissima prima dell'avvento dei freakkettoni della psichedelia inglese, ha conservato intatta nel tempo la magneficenza di questa grande voce in un freddo inverno del 1963. Dinah aveva solo trentanove anni.

domenica, marzo 7

B.L.O. (You Know I've Got A)


So che ho un blog. So che non ci scrivo da un po'. So che le persone che incontro mi chiedono di continuare a scriversi. So pero' dati alla mano che ho veramente poco tempo (purtroppo) e che altre cose che faccio sono più seguite di questo blog. Cose da dire ne ho. Una valangata. Sempre. Purtroppo in questa fase della mia vita il mio punto debole più scoperto è quello del tempo a mia disposizione. Non è detto che la cosa non accada in futuro. O che mi trovi nella condizione di scrivere anche qui di tanto in tanto. Per il momento però le mie avventure proseguono in diretta sui vari social media, ma in particolare qui (questo sì che è viene letto)


Ci vediamo comunque qui per qualche chiacchiera extra quando avrò tempo. Nel frattempo ricordatevi che faccio anche musica. tipo qui :)


Baci a tutti.


giovedì, gennaio 7

ONE

Direi che in queste ferie sono stato molto produttivo. Molto. E mi e' piaciuto esserlo. Senza nessuna fretta e disturbo (ho composto e inciso quattro canzoni per i Tiny, di cui una scartata, e un brano per un progetto Italo Disco). Produttivo dicevamo. Forse pure troppo. Sono arrivato alla fine della scrittura di "TenneT", il secondo album. Il che mi lascia immaginare se devo porre delle scadenze ferre per tirare avanti su "Febrero" o se portare avanti da solo una registrazione migliore di "TenneT" intanto che lavoriamo su "Febrero". Bisognera' parlarne mi sa, visto che non voglio stare fermo senza scrivere altra musica... "ONE" dicevamo. Nella scrittura mi ha aiutato molto Matt Williams, conosciuto come "The Brigadier", mentre per la registrazione mi ha insegnato qualche trucchetto nuovo Anthony Rochester sulle opzioni legate al filtro "Compressor", che da pessimo fonico quale sono non ho mai cagato pari. (Mi rallegro nel fatto che Filippo mi ha detto che la versione "Uncompressed" era migliore :D ). A parte il solito commento che mi fa sempre puntualmente Benni ("Hai usato il chours, vero? TI HOVISTO!").

E' sempre difficile scrivere un brano d'amore senza sembrare troppo cretini. Ma cosa volete: quando si è innamorati si diventa i signori del regno dei cretini, e tutto quello che c'era di furbo e importante da dire nelle canzoni, nonchè elegante, è già stato detto dai Four Tops e quella gente li'. Invece alla fine alcuni passaggi mi sono piaciuti. Soprattutto l'intermezzo alla "Rocky Racoon meets The Eels". Ero un po' in empass (si dice? si scrive cosi'?) e allora ho tirato fuori dal cassetto un sogno che mi ero appuntato, dove veniva provata l'esistenza del Diavolo, che veniva puntualmente arrestato dalla polizia davanti alle telecamere. Matt Williams, non sapendo del sogno, mi ha fatto notare che questo passaggio non era molto coerente, e l'aveva trasformato in un prete che esorcizzava la ragazza. La cosa non mi entusiasmava troppo, allora mi è venuta l'illuminazione. "Mi hai rubato l'altra metà del cuore". Era chiaro. Tutto il brano, e non solo l'inciso, sarebbe stato incentrato su Bonnie Parker, di Bonnie & Clide (lo sa bene Dimitri Casadio, a cui ho fatto una testa cosi' tra Serge Gainsbourg e Kate Bush).

Beh. Il brano è qui. Almeno la demo. Bertaccini ha suggerito di assoldare i migliori musicisti della zona per suonarlo rischiando il tutto per tutto svuotandomi il portafoglio. Ma dato che è già svuotato non ho azzardato! C'è solo questa prova per ora. Spero che almeno a voi porti fortuna.


"Because you are the one
This answer my lover, is all that I'v got
Because you are the one
Who has stolen the other half of my heart

First time we met
Twas a surprise
I wasn't ready for your smile to arrive
I can suppose
You are a star
That's why my baby I'm leargning to fly

Because you are the one
The answer my lover - a sing in the sky
Because you are the one
Who has stolen the other side of my heart

The soul you warm, the body you dress
The air around, and even your scent
It's so divine, I must confess
Still I'm afraid
It could end in a mess

Because you are the one
I'm shaking all over
A quake in the night
Because you are the one
Who has stolen the other side of my heart

As you were brave like Bonnie Parker
It was a crime to run with you
They called the cops
And you got cuffed
But I opened up the door
Without you I was no one

Because you are the one
The answer my love? - I look to the sky
Because you are the one
Who has stolen the other half of my heart"

sabato, gennaio 2

BYE


Dopo il mio tentativo fallimentare di recuperare un vecchio brano sulla nebbia (che avevo scritto a 17 anni!) e farne una non-hit shoegaze-glam a metà tra Future Legend di David Bowie, psy-flock, italo disco e il Back più sperimentale, ho sentito l'esigenza di tornare a qualcosa di più semplice e diretto. Per questo mi sono messo ai fornelli su "BYE" (Anthony Rochester ormai è la mia guida spirituale), un brano rimasto invece in sospeso da quando avevo... ventitrè anni!

Non so se ho fatto la cazzata di farlo in La al post che in Re. Certamente così è più al riparo da eccessive stonature, però ha perso un po' di tiro rispetto a come l'ho immaginata per tanto tempo, ovvero un Paul McCartney alla Monkberrymoon Daylight. Ora è molto più Masterblaster/Waterfalls, ma mi sa che non sono le uniche somiglianze che si possono cogliere :D

Bene. Il brano è qui. Involontariamente fa molto ultimo dell'anno! Spero che la demo vi piaccia!


"These are the things that make you feel good
Thes are the songs that make you strong
This is the moment you were waiting
To forget anyhing gone wrong

Pick up the pictures from a dirt floor
Take all the flowers she has thrown
make'em all pieces and confetti
and forget anything gone wrong

'Cause now she's gone
and I'm allright
Now she's gone
And I feel fine
Whene the dawn
lights the line
you can sail
and say good ba-ba-ba-ba-ba-ba-ba-ba-ba-ba-bye

See all these bands tha meant to save us
Are they all dying in and ou
Bring on some friends and all their records
and play the music all night long"

lunedì, dicembre 28

Getting ready to be a threat


- Viene qualche nome grosso a suonare al Covo?
- Ma... no.
- Ma come no! Avevano detto grandi nomi!
- Dai. I Leis qualcosa... dai, il nome non me lo ricordo
- I Leisure Society!
- Ma quanta ne sai! Loro!


Non si può dire che il 2009 abbia anche riservato delle sorprese, e non smetta di stuprmi proprio agli sgoccioli del suo flusso temporale, tanto che in questi giorni riesco a superarmi di minuto in minuto in figure imbarazzanti e scoprire inaspettatamente momenti di stupore estatico inframezzato a puro spasso.

E' stato il caso dei The Leisure Society, che ho ascoltato con più attenzione solo ora che mi sono trovato a doverli intervistare, e mi hanno emozionato come non mai (qual'è la differenza? nello stereo della macchina non sono riusciti a raggiungermi come nel buio della notte dalle cuffie?) con le loro melodie così complesse e ricercate eppure toccanti e dirette, come una flotta di dardi di frecce roventi puntate direttamente all'unisono verso un unico bersaglio: il cuore. E io che avevo già redatto le mie classifiche di fine anno! "The last of the melting snow" si merita assolutamente il primo posto!"

Sorprese rimaste in fondo alla saccoccia del 2009 come le ultime briciole più speziate e appetitose di una bustina di patatine consumata molto lentamente, tanto che un Natale sereno e tutto sommato disteso più che aspettarlo me lo sognavo! (Ogni anno Natale uguale gente incazzata perchè non trova appagato l'alto carico di aspettative).


Le biglie più colorate erano in fondo al sacchetto, come la voce di Gorla che dopo due anni dal gracidare ranocchiante ha tirato fuori il cigno che era dentro di se (non poteva essere che un animale stecco) tanto da avere veramente emozionato con i suoi Gjea & The Holy Ghost (The Next Generation) al Bronson con uno show che Neil Young alla sua età se lo sognava, aggiudicandosi, per quanto mi riguarda, il trofeo di band italiana più americana tra gli under 20... ma anche 30. Dal cigno... all'albatros! Un Merighi signore della pista pompato dalla folla all'inverosimile ci ha fatto sognare per 25 minuti buoni in una selezione di quanto di più indiballabile e meno scontato o comunque azzeccato si potesse raccimolare di questi ultimi anni zero scatenando le folle come neanche Fat Boy Slim avrebbe potuto, sbaragliando in una sola serata qualsiasi competitor tra più anziani e mocciosi. "Bologna" rulez!


I "The Clever Square" hanno avuto finalmente il loro "Big Time", presentando (con mia somma gioia) tanti brani nuovi in uno show che ha riservato carica e atmosfera, con Enrico già parte perfettamente integrante della band. (Finalmente ho avuto l'occasione di sentire l'ultimo capolavoro "Colossal Punk Space Castle". Se il nome è corretto!)



Oggi è venuto Porlock a registrare "Total Groupie" e "ValenTine Disco Night" (che è un po' piu' calma e disco rispetto al video). Il superpianista era abbastanza tranquillo. La quiete PRIMA della tempesta, tipo Tsunami? Non oso pensare cosa potrà capitarmi nei prossimi 3 giorni!


venerdì, dicembre 25

CRY

Diverso tempo fa, tipo nel 1998, scrissi una canzone ispirata ad uno dei miei anime preferiti, "Kodomo no Omocha" (c'entra anche questa volta WildHeart, in quanto la scimmia ne l'aveva attaccata lui!). A dire il vero avevo pensato ad un brano un po' alla Cranberries che potesse cantare un'amica. A parte una demo assolutamente delirante (10 anni fa erano ancora incredibilmente peggiori) quel brano si era sedimentato nelle profondità degli abissi di quella vaschetta per pesci rossi che è la mia memoria.

Avendo un gusto musicale completametne idiosincronico e distorto, di tanto in tanto sono tornato a quella demo, e l'ho sempre ascoltata con piacere. Vi dirò di più! Recentemente mi sono perfino messo a strimpellarla alla chitarra, sorprendendomi nello scoprire... che è ancora una figata!

Forse la nuova demo 2009 è un po' troppo elettrotristona... ma penso che sia comunque un buon progresso verso una futura versione. Che ne dite? Eccola qua :)

Tiny Tide - CRY

Dreams





Quello di suonare un giorno con i The Magic Mushrooms era un vero e proprio sogno. E i sogni - ora lo sappiamo - a volte possono anche concretizzarsi con lo stesso peso di un macigno che ti sta per cadere in testa. Ed è per questo che, poco prima di quattro ore dal magico evento, vengo a sapere che sì: ce la può fare anche una scimmietta di plastica che batte i piatti, figuriamoci io a suonare glocken e synth con solo un'ora per ascoltare e provare i pezzi! :)

Che figata! Per una volta starsene li' in disparte, fare fare tutto agli altri, e cercare di rimanere impassibili trattenendo le risate come Casio Carla dei Futuristic Retro Campions. Improvvisate le seconde voci nel panoramico del Glocken. Frapiccini aveva deciso che ci stavano, allora ci sono state :D (un'altra cosa che mi ha sempre divertito molto: fare le seconde voci).

Il pretesto era quello dell'annuale appuntamento con il Cristmas Pop, la festa di "Indienatale" tenuta dai mitici dj AirPop. Il palco era allestito una meraviglia, con addobbi, lucine intermittenti, e perfino un albero di Natale degno di rubarci la scena (effettivamente non ci voleva molto). Service e servizio da paura, grazie a quel santo ragazzo di Davide del Diagonal, dalla disponibilità poliedrica ed esponenziale, tanto da offrirci birrette (ragazzi, io vado, usate pure la spillatrice), lasciarci il Diago a disposizione per provare, mettere a disposizione tutta l'attrezzatura, farci i suoni. Cosa volere di più? Frapiccini comincia ad accennare "Boys & Girls" dei Blur e io gli vado dietro cantando. Ma subito il leader carismatico dei Magic Mushrooms (A Nice Person) ci richiama all'ordine: "Ragazzi... se intraprendiamo la via del cazzeggio è la fine...". LORO sono abbastanza sicuri. Io i brani non li ho mai provati, cosi' insisto per ripeterli tutti almeno un paio di volte, studiando quale strumento complementare si poteva prestare di più (le armoniche e l'ukulele proprio neanche a spintonarli) e cercando di memorizzare un paio di note.

Robbie ci porta a mangiare la pizza più buona di Forlì, ci facciamo attendere con ultraritardo come delle dive sciatte e consumate, arriviamo ad un Diago gremitissimo e dopo poco cominciamo con "Walk Away Renèe", la cover dei Left Banke (Manuel durante il soundcheck del violino ha cacciato fuori dei suoni talmente belli che c'era da armarsi di Tempo per asciugare i goccioloni). L'apoteosi? Quando Bando degli AirPop è salito sul palco per cantare il classico degli Smiths "Please Please Please". Un'ovazione. Il Diago è venuto giù. Il crooner forlivese, finita la performance, ha glissato con la consueta classe:"Giocavo in casa...".

Fortunatamente il concerto è scivolato via tutto filato in brevissimo tempo ("Già finiti tutti i brani? EVVAI!"), e la serata è proseguita in compagnia dell'impeccabile selezione di Indienatale AirPop, tra una fetta di panettone farcita di mascarpone e un aneddoto di Junior su quando furoreggiava in città con la sua rockband. Proprio una bella seratina. Bella Mushrooms!



lunedì, dicembre 21

All We Have Broken Shines


"E' una figata!" ~(Enrico, il nuovo batterista dei The Clever Square alla domanda "Come ci si sente a suonare nei The Clever Square)

Allora. Dov'ero rimasto? Indietro come le palle del cane, eh? Mi sa poprio di sì. Cerchiamo di tirare le fila (primi che tiri le cuoia).


Il concerto degli Art Brut è stato semplicemente MERAVIGLIOSO (vedi report qui). La band di Argos continua a migliorare man mano che perde fan sul terreno album dopo album (questa è la maledizione delle band inglesi protette da NME). Mi ha fatto molto piacere rivedere una vecchia amica e convenire con lei di non essere nemmeno al corrente del fatto che gli Art AVESSERO FATTO un terzo album prima di arrivare al Bronson quella sera. Fantastica la ragazzina che ha ballato di fronte al palco per tutta la serata. Ho fatto due chiacchiere con il chitarrista. Si era detto molto contento di chiudere un lunghissimo tour proprio al Bronson, visto che le altre date (soprattutto tanti anni fa all'Hana) erano state molto divertenti e con un'accoglienza calmorosa... ma che erano anche particolarmente felici di tornare a casa dopo un tour americano che gli ha tolto la vita! Un plauso alla pazienza del tecnico del suono, che con una calma degna del più supremo maestro zen ha tenuto bada al ragazzino della band di apertura che insisteva per cominciare ancora più tardi ("Guarda che non sei i Radiohead a Londra. Se la gente arriva tardi al cinema il film non la aspetta"). Insomma: mi dispiace di avere saltato gli Airpop (appuntamento con loro e i Magic Mushroom mercoledì per il tradizionale XMas Pop! al Diagonal) ma vedere suonare per la prima volta "Passenger" non ha avuto preso. Una presa per il culo tale a Iggy Pop da farlo diventare l'unico brano dove al posto di ballare mi tenevo in due la pancia piegato dal ridere.


Quella dei Brightblack Morning Light (report qui) all'Officina 49 è stata una serata veramente anomale, per certi versi quella che ricorderò con maggior piacere di quest'inverno, complice la decisione veramente unica di decidere di aprire le porte dell'Officina in un freddissimo lunedì, dove soltanto la gente che teneva veramente alla musica si è presentata ("Music, gets the people come toghether") socializzando come avrebbe potuto solo in un vecchio casolare in una baia di montagna, trovando un pò di calore all'interno delle viscere sorseggiando punch bello caldo e alcolico. Ad aprire la Brighblackkessa "Rio en Medio". Donna di una bellezza algida sotto quella pelle di orso che lasciava trasparire solo gli occhi di chiaggio (oh-oh-oh) e qualche biondissima ciocca di capelli. Giusto quello. Accantonata presto l'armonica folk con qualche passo reso ancora più incerto da non so quale sostanza liquida o gassosa in un imballatissimo palco, la ragazza neo redentrice delle radici del folk nuovo messicano alterna materne indicazioni all'uomo del mixer a sospiri sepolcrali solo in parte intonati, accompagnandosi per attimi che sembrano infiniti ad uno strano ukulele gigante che di brano in brano intonerà per quell'unico accordo che userà per accompagnarsi nella sua ballata medioevale/ritornello psicointimistico/brano inventato a caso sul momento.

Rimango perplesso e imbarazzato trattenendo qualsiasi giudizio, sentendomi al centro di un universo di tendenza e alternativo in cui sono io vittima di ripetuti ascolti di Beatles e Elvis Costello che non capisco un cazzo, fino a quando Franchini e Cola, forse anche loro un po' esitanti e in cerca di conferme, mi riportano con le loro perplessità a riancorarmi verso una rassicurante stabilità mentale.

Abbiamo goduto abbastanza della criptica bellezza distorta dell'angelica Danielle Stech-Homsy, quando tocca al gruppo di punta del ragazzo, che la vuole questa volta collocata con tre dita della mano sinistra alle tastiere facendo rimpiangere la gloriosa Linda Eastman. Dopo solo due ore di soundcheck pomeridiano impiegate a fare in modo che la risonanza cosmica dei tamburi non collimasse con le vibrazioni clelesti dei capezzoli di Rachael Hughes, con pelle e abiti immersi nella proiezione degli scarti della migliore produzione Kubrichiana, parte la psicadelia sghemba dei Brightblack Morning Light, con Nathan Shineywater talmente strafatto che non riesce neanche a capire cosa sta succedendo nel momento in cui fa per cantare e il microfono non dà segno di psicadelia, mentre batteria e percussioni si alternano incrociandosi in asincronie siderali che rendono l'happening il non plus ultra per i nostalgici della psicadelia (quel movimento musicale per cui sei talmente preso a seguire il tempo della lancetta dell'orologio che non ti accordi di tutto quello che ti sta cirondando).


E fu notte e fu giorno. Il turno dei Clever Square (recensione qui). Stavo talmente male che non riuscivo veramente anche solo a pensare di uscire di casa. Menomale che i miei baldi amici Seek e Robbie sono passati a prendermi di forza.

Giusto per farvi capire l'assurdità della cosa al di là del mio stare male. Il clima la notte prima era... così!


Meno 9 gradi. Ma è stato figo esserci. Locale: imballato. Di Teenager. Storica la frase di Robbie:"Qui non puoi fare a meno di sentirti un po' pedofilo anche con l'età taroccata". Rendeva l'idea. La nuova formazione dei Clever ieri - sarà colpa del basso nuovo di Ste - era molto Pixies! La band ha presentato moltissimi brani nuovi e i vecchi classici. Il nuovo batterista molto preciso e puntuale, non ha sbagliato veramente un colpo. Attendiamo la band alla "Prova Bronson", non senza prima lasciarvi a questa meravigliosa perla che è spuntata da un accrocchio di ragazzini da dietro le quinte: "Ma secondo te i testi vogliono dire qualcosa? No, perchè quelli dei Beatles ad esempio non volevano dire un cazzo". Let it be.


SHE

Come sempre tempo meno di zero. Ho scritto una nuova canzone. Fa parte di quel "Lotto" che viene fuori da quella ormai storica serata in cui ho deciso di spegnere la radio in macchina e provare a mettermi alla prova per vedere cosa riuscivo a tirare fuori di interessante solo canticchiando, partendo per una volta dalla melodia per aggiungere successivamente i testi. Questo brano quindi l'avevo in testa da mesi. Finalmente e' stato "liberato". Avevo in mente anche parti di testo, e sapevo di cosa avrebbe dovuto parlare. Venerdì sera ho scritto tutta la canzone, sabato l'ho incisa. Ecco qui la prima demo.

Tiny Tide - "SHE"

"She was a girl with a mind on her own
She wasn'tsure she was wake and alone
Off on the floor was she called by the night
Fading from a curtain on her humble dressing gown
Here she's walking
Sleepwalking

Night birds and shadows are amazed and turn their heads on while the girl keeps on walking

Souls locked in prison are amazed by such a vision
still hey won't do the talking
and the girl keeps on walking
Through the park and the cold rails
Far away from the montains
She's walking
Sleepwalking

Bedtime stories
Will fad out in the morning
but the girl keeps on walking

Moon ground crowling just to see things falling
on the way of her strolling
but the girl keeps on going

She was a girl with a heart sour and kind
She was so tired of a life so untied
She closed her eyes as she laced off high tops"
Turning all a sudden she's back from where she started

lunedì, dicembre 14

Per ora

Vi dico solo che ho passato un gran bel sabato sera (ART !! BRUT !! TOP OF THE POP !!) di cui vi parlerà più avanti e che ho passato il pomeriggio a scrivere una canzone per questo gruppo di amici, "Le Moulin Blanc", che parteciperà al progetto "Neo Italo Movement". Potete ascoltare una demo qui. Cheers!

mercoledì, dicembre 9

Silver Stars




E' stato divertente suonare al Giodì (Gran bel posto, suggestivo, palco bello grande, si presta molto ai concerti) con i Tiny. Orario desueto. Ultimamente ci capitano solo cose sgaffe. Così dopo il binomio Zonda/Leffe a mezzanotte i Tiny Tide al completo si sono teletrasportati in zona ape(ritivo).

La cosa che mi ha fatto più piacere? Suonare davanti a tanti amici! Questa volta eravamo quasi al completo, compreso i vecchi membri della prima formazione dei Tiny che facevano il tifo, cantavano le canzoni vecchie (Porlock, che è ancora presente nelle realizzazioni in studio per Febrero mi ha rimproverato per non avere detto "oooooh! Catchy!") e si entusiasmavano per le nuove ("Silver Star" e "Top", nonostante la mia versione solistacustica fosse stata un po' troppo nervosa e affrettata).

Particolarmente bene per "Needful Things" (mentre mi sono mangiato una parte di Ronta e Mic non partiva con "Go Ego Go") ed assolutamente esplosiva "Valentine Disco Night", che mi sembra sia la prima volta che proponiamo dal vivo. Almeno così bene!

L'altra cosa entusiasmante è stato vedere tra il pubblico... proprietari di altri locali in cui avevamo suonato! Accumulata un'ora di ritardo sull'inizio del concerto (fenomenale Mic che, una volta che c'eravamo finalmente tutti, se ne è andato a fumarsi tranquillamente una siga!) abbiamo dovuto tagliare su una scaletta chilometrica.

"Ragazzi, abbiamo tempo solo per un'altra canzone, facciamo February o Mask Me?"

Non ci crederete. February, il glorioso cavallo di battaglia... e' stato buttato giu' di peso con facilità dalla torre! Citando Porlock: "Mask Me Mask Me Mask Me" è il nuovo brano definitivo :)

Grazie a tutti coloro che hanno partecipato alla serata. Ci avete gasato di brutto :)





martedì, dicembre 8

Natale Su Marte


Tempo fa, tipo anno scorso, io e Alessandro Paderno (anche Paolino, vah!) avevamo imbastito uno speciale Geek Radio veramente speciale sul Natale in Giappone e in Svezia. C'eravamo talmente divertiti che Alessandro mi aveva proposto di coinvolgere band indie pop giapponesi per uno speciale Natalizio inedito. Le cose poi sono rotolate come dovevano rotolare, e quindi le ho lasciate rotolare... avvisando le band che non se ne sarebbe fatto più niente.

Tuttavia.

Gli HajimePop erano veramente desiderosi di condividere la loro canzone di Natale con il Mondo, e così mi sono abbassato a fare una delle cose che detesto di più: una canzone di Natale! La particolarità dei brani? Il loro "Kira Kira Star" può essere l'equivalente di "Splendi splendi stellina", quanto "Uccidi Stella della Morte". La mia si limita a parlare di Wayne Coyne che festeggia il Natale su Marte!

Se volete ascoltare questo binomio natalizio da manicomio musicale, ecco a voi l'indirizzo dello split :)


Ecco l'indirizzo delle band:

domenica, novembre 29

Good



Finalmente, dopo una parentesi decisamente dimenticabile nelle pagine più deprimenti della mia salute fisica, sono tornati gli attimi di vita e divertimento. Chiamale se vuoi emozioni. Venerdì Robbie è stato così pazzo da fidarsi e accompagnarmi all'Officina 49 a vedere quella leggenda vivente di Mike Watt (di cui ho scritto qui)


Pubblico delle grandi occasioni (mi ha fatto piacere tornare all'Office, era da un pezzo che non ci mettevo piedi) è stata una bella occasione per vedere un po' di facce conosciute che mi mancavano e in particolare... Mister Breissss (Mr. Brace), il mio iniziatore al culto di Ariel Pink ("Cioè... tu vuoi dirmi che prima che ti recensissi non lo avevi mai ascoltato prima? Incredibile...) che ha sua volta segnato un punto da lunga distanza firmando un contratto con la 4AD, trovando finalmente un giusto riconoscimento alla sua persistenza e consistenza musicale. E così vengo a sapere che Brace, già giornalista musicale per RollingStone Magazine e leader indiscusso della Tafuzzi Records, ha avuto il tempo di andare in America e aprire una breve parentesi internazionale al suo curriculum musicale, fondando gli intermittenti "Mr. Brace & His Crooked Teeths", di cui l'estratto musicale.




Mike era accompagnato dagli altrettanto virtuosi Stefano Pilia (Massimo Volume) e Andrea Belfi (Rosolina Mar), che ci hanno regalato un onirico escurso musicale che è volato dal Punk Rock alla progressive passando per l'alt-rock con fortunatamente brevi parentesi di reading Emedioclementi Styla (S'infatti molti anno notato una strana presenza nella e alpianoinferioredella sala, una strana figura barbuta ma curata tutta in ghingeri più tirata della batteria di Andrea Belfi).

Emozionante. Non posso neanche più prenderlo per il culo (Mike, non Emidio) per via dei suoi squilibrati scatti animaleschi da Crazy Cow Syndrome, dopo che ho saputo che una brutta malattia l'aveva reso incapace di suonare il basso ed è riuscito a tornare a stupirci con tanta tecnica e sentimento dopo una tenace riabilitazione in cui J Macis ha fortemente creduto.

Tanta gente sembrava lì per caso semplicemente perchè era l'evento della settimana, e con confidenziale candore ammetteva di essersi fatta un po' due sporte, ma gli amanti del genere e i cultori del tecnicismo erano presi veramente nel loro mondo, dove non importava che i musicisti fossero cosi' bravi, ma che ci fossero delle padelle attaccate in fila vicino al campanaccio della mucca, l'archetto del violino fosse usato per la chitarra, le pelli della batteria fossero INCREDIBILMENTE TIRATE.

Il giorno dopo io e Mic Leffe, tarando i Tiny Tide sulla configurazione White Tides, siamo andati a suonare nel peggior bar di Caracas ("Mic, io ti aspetto in macchina. Se qualcuno mi sfacia i coglioni ti avviso che prendo su e vado a suonare in spiaggia..."). E glie l'ho chiesto! "Ma che cazzo vuol dire un commento del genere?". La risposta è stata quasi zen: "Che devi suonare più forte".


Il concerto in solitaria per batteria, armonica e chitarra è stato eccezionale. Non lo credevo. Probabilmente il migliore di sempre! L'intro blues, la voce che finalmente si sentiva, Yoshimi mai provata con Michele ("Ad un certo punto al posto di fare la seconda parte di Kitty Jesus fa uno stacco e va dritto, tieni lo stesso tempo e guardami quando stacco"), gli amici che sono stati così carini da venire in massa a fare un tifo della Ciccone (merito anche del concerto sospeso dei Mando Diao :P), SONG2 dapaura! (in compenso "Handle Me With Care" e "Walk Away Renee" non mi sono sentito di farle"), ben due chitarre con le corde strappate che mi hanno costretto a gesti folli come fare un bis con "A Song for EMI" solo batteria, voce e armonica (e bene che è venuta!) e fare un aftershow su insistenza della proprietaria del locale con Mic Leffe coadiuvato da un amico alla batteria e io sulle corde rimanenti della Gretsh a mano libera su assoli e ritmiche distorte giocando sulle effettiere in modo da esserci fatti strappare l'etichetta di "White Tides" (da White Stripes) a "I Zondini di Mirò".


Insomma: lanciatissimi sui virtuosismi, con un filo di gas, con una parte di assolo per batteria che avevamo preparato per la coda di "Do Mean It's A Mess", in cui Mic ha dato il meglio di se. Quella serata poteva accadere qualsiasi cosa dal gran che eravamo gasati. O forse era dal gran che eravamo terrorizzati, non ricordo bene! La chiusura è stata affidata nuovamente alle cover, con "Bye Bye Love" degli Everly Brothers seguita da una version R.E.M. tristona di "Sleeping in Your Hands" di Elisa.

Proprio una gran bella serata. Anche se il ricordo più divertente è quello di Fil che racconta delle sue "scorribande" sui muri Londinesi con relativo commento laconico del coniato che causticamente ribatte: "Not Anymore".

Senza il tifo degli amici questo assurdo concerto vicino al fiume partito a mezzanotte avrebbe perso metà della sua magia. Per questo voglio ringraziare veramente tutti quanti.



Let's rock the Cesuola


Il prossimo appuntamento con i Tiny dal vivo saraà... sarà... domenica prossima!
Domenica 6 Dicembre al Giodì di Cesena (sembra verso le 20.00)
See ya there!

venerdì, novembre 20

Only For Tonight


Com'è stato il concerto delle Piroth? Molto emozionante! Parlo con Nina e Johanna praticamente tutti i giorni su internet da quando ci siamo conosciuti anno scorso, e mi ha fatto molto piacere rivedere le attivissime sorelle svedesi dopo tanto tempo. Plusvalore... il primo concerto che avrei visto nella "Giungla" del Lego! (Molto suggestiva fino a quando non si abbassano le luci e partono i faretti rossi, che alternata all'altra illuminazione più consueta ci sta).

Ad aprire un gruppo raccattato dalle sorelle proveniente dalla... Svizzera! Tutti i membri anche molto simpatici. Si sente che, anche se giovani, hanno la stoffa dei professionisti. Sono sei elementi e suonano all'unisono come un'unica voce. Dal vivo veramente impressionante. Si chiamano i "Death of a Cheerleader" ("Non so se domani suoniamo o torniamo a casa. Devo controllare la mail").

Non solo mi hanno assicurato che non c'entra assolutamente nulla con Heroes (che non hanno mai visto), ma che si rifà ad un film underground con Donna di Beverly Hills (che non hanno mai visto). Si rifanno a postpunk e menate neo alternative varie, ma (ennesimo plusvalore) (che non hanno mai visto) vista la location mignon del Lego, i brani sono stati presentati vestiti di un suggestivo abito acustico. Proprio in gamba!

Le Piroth in gamba e carismatiche come al solito, con la loro avventura sempre più multimediale in giro per l'Europa in treno (è tutto documentato in tempo quasi reale con video e foto nel loro blog) producendo un retaggio audio-visivo-narratìvo che neanche Wim Wenders in "Fino Alla Fine Del Mondo". Il CD è ancora più bello, dove si assiste, rispetto a quello di esordio, ad un'evoluzione musicale votata a piccole sperimentazioni e ad un pop confidenzialmente ammiccante (in alcuni episodì) (che non hanno mai visto) che non dispiacciono affatto, e ti fanno fantasticare sulle potenzialità del biondisismo blue eye duo.

Unica pecca: la cafoneria della gente, mai stata così distratta e rumorosa. Speriamo in un megabis al Mattatioio, con le nostre eroine di ritorno da Taranto (ma pronunciato come Toronto) (che non hanno mai visto), con il consiglio di rimediare "Safe Heaven" e imparare a memoria "Only for Tonight".



domenica, novembre 15

Fog Dancers



La cosa che mi ha soddisfatto di più di suonare con i Tiny Tide a LaVigna è stata decisamente l'acustica, con tutte le pareti di legno che accarezzavano le sfumature più sottili e assorbivano le botte ceh Mic Leffe sparava alla batteria, con una voce che finalmente sarebbe uscita decentemente, se non fosse stato per il fatto che... se ne era dispettosamente andata!

Il basso di Manuel, con il nuovo scatolone amplificatore vintage, è una figata mai vista, e assieme alla superversatile chitarra nuova di Dendrix hanno contribuito non poco ad impreziosire il sound.

Prima di noi nessuno, ma l'after show è stato affidato a Dendrix all'heavymetal e Nicolas alla batteria. Non poco considerando che non si pagava il biglietto! Era chiaro che Nicolas, grande sostenitore che mi fa sempre molto piacere incontrare (a livello di assurdità mentali siamo sulla stessa linea d'onda, con la differenza che io non ho bisogno di bere per sintonizzarmi sulle sue frequenze), doveva combinarne una delle sue. Così non faccio in tempo ad allontanarmi 5 minuti da Clint (la mia chitarra acustica) che la trovo rovinosamente a terra coperta di birra. Rock'n'roll!

Sono stato anche molto contento del clima molto disteso e sereno che c'è stato. Tutto è filato liscio, anche quando il Boss Delay ha deciso di appiedarmi a metà di "Mask Me Mask Me Mask Me", che i ragazzi hanno proseguito egregiamente senza battere ciglio.


La mega bombetta iniziale con intro ormai è diventata la mia parte preferita dello spettacolo, ma mi ha fatto anche molto piacere suonare per la prima volta "AAA", che mi manda veramente su un altro pianeta (Planet Rock?).

Pensavamo la gente si fosse stufata di una scaletta così lunga, invece richiamati per il bis non volevamo veramente finire più!


La serata si è conclusa, almeno per me, assieme a Seek in pizzeria (l'unica aperta alle 2 di notte a Cesena), a parlare di come noi post-giovani fighetti snob ascoltiamo musica giovanissima e avanti quando i giovani si fossilizzano su cose che neanche i nostri nonni. Così abbiamo un po' riso (nonostante l'amore-rispetto per queste band) su questo fanatismo che ruota attorno a gruppi come i Wilco e i Polvo. I POLVO, CAZZO! WILCO! Ma chi cazzo li conosce, dicevamo. "Tu li hai mai sentiti i Polvo su Radio DeeJay? Hai mai visto i Wilco dalla Ventura?". "Cioè... io li ascoltavo attaccato alla radio dieci anni fa a Stereonotte... ma gli altri?".



E invece mi sono dovuto ricredere! La Polvomania, che sembrava irreale come la nebbia che si infittiva all'interno del Bronson, esisteva ad una consistenza palpabilissima. Gente giunta da tutto il nord in lacrime (almeno nelle prime file) piangendo "era dieci anni che aspettavo questo momento. DIECI ANNI!". Bisognava aspettare!

I Polvo! Impossibile non amare una band così modesta nonostante la presa sulla nicchia a livello mondiale e l'indiscutibile talento, una band che sale sul palco col sorriso sulle labbra rimbalzandosi commenti del tipo:"Ma cos'è tutta questa nebbia?", "Ma riuscite a vederci?", "Ash... dove cazzo sei?". DEI GRANDI, con più presenza ora che dieci anni fa sulle foto sbiadite di Rokkerilla. Un po' ti vergognavi, nonostante l'amore insensato, non calcolato, animale, istintivo per le canzoni, di stare in mezzo a fan venuti così lontano, che cantava in perfetta asincronia con la band di luci e ombre di mondi interiori malati come se si trattasse di "Hey Jude", e che riconosceva album di provenienza e canzoni da ogni più insospettabile nota d'inizio. Ma che show! Con la sorpresa di vedere dal vivo concretizzarsi con la stessa resa l'energia e l'assurda capacità perfettamente impeccabile e sbilenca di album che si svelano senza trucchi ne inganno, con un affiatamento invidiabile sotto un impianto luci mai perfetto come ieri sera.

Detto che quel pazzo di Brian Quast, che ci ha regalato un assolo assolutamente fantascientifico, per quanto mi riguarda è il batterista dell'anno, è che al secondo bis la gente gridava in lacrime "ANYTHING!!!" e "MY SHARONA! LOUIE LOUIE! WHATEVER!", chiudo questa consuetamente rapida quanto prolissa parentesi dicendo che ringrazio l'entità superiore che gestisce con un dado random da trentasei facce le nostre vite per avermi fatto arrivare a casa indenne con tutto quel nebbione che c'era. Anche fuori dal Bronson.




Qualche Polvofoto qui

Polvovideo 1 | Polvovideo 2 | Polvovideo 4

lunedì, novembre 9

In Ritardo




Ciao a tutti belli e brutti. Scrivo due righe così per dimostrare che non sono morto. In realtà non ci manca molto, visto il tracollo fisico strutturale che ho avuto ieri pomeriggio barra ieri notte. Ma ora sono ancora in piedi e con tonnellate di episodi di serie televisive con cui mettermi in pari, soprattutto grazie a Paso, che mi sa tanto che mi ha attaccato una nuova malattia :)



Andate a vedere, se siete ancora in tempo, questo meraviglioso film, che è stato in grado di aprirmi il cuore come non succedeva da parecchio (tra l'altro e' anche indissimo!).

Sabato una bella uscita con la ballotta. Mi sono veramente divertito al concertodi Jay il Ritardato. Potete leggere qualcosa con il vocabolario sotto qui. Ero in formissima! (si vedeva?) Talmente in forma che ho lasciato il cellulare nella macchina di Demetrio! :D

Tra le altre cose i miei amici ferraresi, che non ho conosciuto perchè uno di loro aveva cambiato taglio di capelli e non assomigliava più a avid Hasselhoff, Compagnoni, che sembrava diventato più giovane di Pullo, che a sua volta
mi manda metamessaggi crittografati sul cellulare a prova di Codice Da Vinci, Stefano il Pony Spaziale, che dice che con l'ultimo album i Flaming Lips ci hanno perso, e con ci hanno perso intende noi fan, Seek che fa un'entrata spettacolare dopo la transpadana Ravenna-Bologna nasando un'inaspettata inversione dei poli che ha portato il Bronson ad essere mitteleeuropeo e il Covo provinciale, Beko che evaporava sigarette al coperto (nel senso che aveva la berretta di lana e il piumino nella sala) mentre io Robbie e Ale gli palesavamo che non poteva fare parte del Team Degli Occhiali Geek, Paso e l'Ele che si sorbiscono le nostre fantateorie sul perchè la gente allegra non è figa e mi attaccano - come stavo dicendo - nuove malattie catodiche.



In merito... cerco di mettermi subito in pari. Il concerto? Alcuni hanno detto che sono stati un po' ripetitivi e vedere i Beatles suonare sul tetto della EMI Corp era stato più emozionante, ma io concordo anche con chi ha fatto notare che 40 minuti così tirati e coinvolgenti averebbero fatto divertire anche chi non è appassionato del genere. Quanto di meglio in giro in mancanza dei Ramones.

PS PER PULLO: il nuovo blog è questo :D


mercoledì, novembre 4

TS&TC


Chiaramente, quando si tratta di promuovere le mie coglionate musicali, 5 sec. per un copia+incolla li trovo sempre! :D

L'altro giorno mi sono sorpreso nel trovarmi citato addosso una parte di testo di una delle mie canzoni (Forse per ora la più riuscita). Mi è venuta così la voglia di raccogliere un po' tutte le versioni a cui eravamo arrivati prima della definitiva e impacchettarle. Buon ascolto! :)


Here's the tracklist:

1. The Smiths & the cure (EP Version)
2. The Smiths & the cure (Stars in Coma Edit)
3. The Smiths & the cure (Acoustic 1st demo)
4. The Smiths & the cure (#9 Version)
5. Rain Rain Rain (Roxie Music Cover)


domenica, novembre 1

Jonathan be good!


Il fatto che mi ritrovi a scrivere due righe su queste pagine telematiche recensendo un concerto a distanza di una settimana la dice lunga sulla quantità di tempo libero a mia disposizione. E il bello è che è totalmente assurdo chiamarla "attività frenetica". Se tiri in ballo in una discussione quell'aggettivo uno si aspetta persone in giacca e cravatta intente a correre da un ufficio all'altro scambiando 24 ore con giornate più lunghe, aborigeni in fuga da legioni intere di tigri e leoni, formiche cinesi intente a girare gli ingranaggi del grande frantoio universale della macchina sgretolaconsumismo. Considerando che alla fine il tempo in cui vivo veramente si riduce a 4 ore quotidiane, non pensate a me intento come Dexter di Space Ace intento a saltare da un'astronave all'altra per salvare principesse spaziali. Attribuito alla mia persona, un'"attività frenetica" mi vede sempre immobile in una stanza a scrivere, comporre, suonare, consultare Facebook o imbrattare qualche blog (quando non suono in giro o guardo Heroes).



Dopo questo fantastico demenziale preambolo mi chiedo: ha senso scrivere qualche impressione su un concerto di una settimana fa quando ormai tutte le news musicali passano tutte prima da qui? Forse solo come uno dei tanti episodi da pagina di "Caro diario", giusto per scrivere due cazzate in italica lingua.

Bene. Ben due sabati fa sono andato a vedere il signor Johnathan Richman. Foto link e filmati li trovate qui. Forse il concerto più importante che ha avuto il Bronson quest'anno solare.

Importante perchè assieme ai Modern Lover, in concomitanza ai Violent Femmes, Johnny ha aperto le porte al pre-punk con la semplicità tipica del rock in stile musica garage, e con i suoi brani stralunati di presa immediata è riuscito a riempire alcune pagine della storia del rock con l'immediatezza che solo un bambino può avere alla poetica dell'io in un mondo totalmente fuori controllo e incomprensibile.

Johnny ha cantato di tanti poeti in un'ottica pop assolutamente unica. Van Gogh, Dalì, Picasso... eppure, occhi sbarrati fissi nel vuoto e eterno stupore in tracimazione da sguardo e bocca spalancata innanzi al pubblico quel sabato Johnny sembrava proprio... quel pazzo visionario di Ligabue! E chiaramente non mi sto riferendo al cantante groulatore italiano!


Come uno si sarebbe potuto aspettare dalla sua apparizione come narratore cantante in "Tutti pazzi per Mary", Johnny ci ha intrattenuto semplicemente con la sua chitarra e la batteria di Tommy Larkins, puntando tutto a immediatezza, sensazioni fisiche e dirette come i balli sghembi a lato palco, un umorismo tra il tragico e lo sfacciato da giullare eternamente fanciullo che lo ha posto ad un livello intermedio tra Paolo Conte e Benigni, con il biasimo di molti amici per una mancata sobrietà e la scelta di suonare gran parte del suo repertorio in pseudoitaliano o spagnolo in barba ai grandi classici (ci siamo rifatti alla fine con un'interminabile versione di "I was dancing in a lesbian bar").

Per quanto riguarda il mio sempre più fragile microcosmo sono stato veramente contento di avere risolto un altro di quei cicli incredibilmente significativi rimasti in sospeso in qualche attimo lontano della mia esistenza, in attesa di trovare compimento sensato in una supposta filosofia delle coincidenze sensate e ineludibili, come quelle tanto care a Salvador Dalì.

Chi l'avrebbe mai detto più di 10 anni fa che un giorno avrei avuto l'occasione di poter assistere dal vivo ad uno dei più autentici e genuini miti del rock? Suppongo di dovermi sentire un po' in debito con Chris (Il Landlord del Bronson) anche questo giro :)

domenica, ottobre 18

Previously on 7 Sunday5

Partiamo dall'oggi. Oggi e' fondamentale. L'anello di congiunzione tra Futurama e i Flinstones. Dendrix è venuto agli Studio Sonda e abbiamo fatto finalmente un gran casino. Grazie ai vicini di aver permesso che "Oggi" sia ancora un ponte di tramite tra due momenti della mia esistenza e non uno strapiombo improvviso tra l'indie scenester che ero e la rockstar che non diventerò mai da vecchio.

E tutti gli altri giorni che ho saltato? Forse ormai non vale neanche la pena di riassumerli, tanto le mode passano in fretta, e molto presto nessuno si ricorderà di quanto facevano cagare gli XX e i Fuck Buttons. Diciamo che sono stato molto malato (quasi per una settimana intera, da weekend a weekend), e l'unica mezza giornata di salute che ho avuto a disposizione ho lavorato a questo:



Il video l'avevo più o meno in testa da quando ho scritto la canzone con LeBleu, ma - vuoi la potenza del computer, vuoi la mancanza di voglia di sbattermi - non ero mai riuscito a realizzarlo.

La settimana pre-precedente invece vale qualche ragguaglio, grazie ad una brillante doppietta al Covo Club. Niente di trascindentale, non i gruppi del secolo, ma tanta buona musica anche prima e dopo i concerti. (Un pazzo ha messo su' "Brainiac Daughter" dei Dukes of Stratosphear e nella "Sala Grande" qualcuno mi ha fatto di nuovo scatenare con "Never Missa a Beat" dei Kaiser Chiefs!!!)


I JoyCut non li conoscevo. Tecnicamente molto bravi, soprattutto per essere italiani. Non mi hanno detto molto, ma decisamente una band di valore adattissima al Covo.



Con la loro voce e un ensemble così affiatato i Cinematics sono stati decisamente molto meglio dal vivo che in studio. Una band veramente energetica, che supera in vibrazioni e intensità quello che un suono già datato dopo due anni non è in grado di suscitare.


I Fiery Furnaces invece una bella sorpresa, con una formazione a 4 più rokkkettare che mai. Non sapevo veramente cosa aspettarmi da un duo che in studio si permette un eclettismo così fantasioso quanto calcolato. Basso, chitarra, voce e batteria sono riusciti a trasformare le loro fantasie pop in una corrente di cambi ritmici e armonici veramente notevole. In particolare mi ha colpito l'incrocio dodecafonico di basso e chitarra in alcuni stacchi, dove le melodie dei due musicisti si incrociavano al confine tonale dei rispettivi strumenti, per poi tornare al rigore dei singoli brani.

Eleanor Friedberger gran tonna, proprio il genere di performer che mi manda in visibilio: modesta, vivace, fantasiosa, generosa ma che non si fa calpestare, che conosce quanto può donare ai fan ma allo stesso tempo quale è il vero confine del palco. Ed è così che si è concessa sorridente al brindisi con una fan in quella frazione di tempo concessagli dal brano che stava interpretando, tagliando corto pero' ai successivi inviti della ragazzina quando si e' trattato cose piu' ... stupefacenti, ignorando anche le successive offerte per un semplice sorso d'acqua.

Aspettando altre mirabolanti serate in compagnia di amici e buona musica, per ora mi limito a pompare i Gluecifer di brutto e autoffrirmi... un sorso di ottima coke! :)

Approfondimenti su foto e filmati li trovate qui e qui....

Ah, sì! Sempre sul "bloggone" ho pubblicato una mia intervista a Frida Vermina delle Rough Bunnies che ha suscitato abbastanza entuasiasmo e scalpore. Se vi va di chiamare un amico o amica e farvela tradurre dall'Inglese, la trovate qui....

Sono ancora in tempo a ricordarmi di avere scordato qualcosa? Mmm.... certo! Qualche lunedì fa ho registrato in studio le parti vocali per "February","Ginger Genie" e "A Song For EMI". E ora il nuovo episodio...